Parla Tallarita, nuovo recordman italiano Master 60 nella 24h

Dopo appena  sette mesi dall’operazione ad entrambi i piedi l’atleta siciliano conquista la migliore prestazione Italiana (MPI) della categoria M 60. Lo abbiamo incontrato per una intervista.

Antonio Tallarita, dopo appena  sette mesi dall’operazione ad entrambi i piedi per alluce valgo e per ricostruzione della volta plantare, è tornato a correre l’ Ultramaratona di Helsinki e precisamente la “XIII Endurance 24 h Ultrarun Espoo” e conquista la migliore prestazione Italiana (MPI) della categoria M 60. 

La precedente MPI era appannaggio del Torinese  Domenico Galfione che alla 24 h di Torino del 2016 aveva percorso 189,934 km, ma Tallarita, siciliano di Gela ma residente da tempo a Reggio Emilia, riesce a percorrere quasi 10 km in più.

Chiediamo allo stesso Tallarita di raccontarci come ha vissuto questa esperienza internazionale.

Helsinki per me resta una gara di riferimento in quanto da anni rappresenta la mia prima uscita dell’anno – inizia a raccontare Antonio Tallarita – E’ una gara indoor e come tutte le gare di questo tipo ha un fascino tutto suo, sia per la particolarità stessa del percorso, ricavato dentro un centro sportivo di elevata multifunzionalità, sia per gli atleti partecipanti che sono di elevata capacità tecnica. Basta pensare che ad Helsinki  ogni anno più di 12 atleti superano i 200 km mentre in Italia, in una gara di 24 ore, lo fanno meno della metà. Quindi questa è una gara estremamente competitiva. Una gara dura. In questi ultimi anni diversi atleti italiani si sono iscritti a questa gara e devo dire che tutti ne sono usciti sconfitti. Non è una gara facile. Per entrarci con la testa occorre tanta determinazione e serenità”.

Quale  è l’approccio in una gara di così lunga durata in un ambiente chiuso?

Le gare indoor richiedono un approccio mentale diverso rispetto alle normali gare su strada o su pista. Nelle Indoor oltre a non avere riferimenti temporali, giorno e notte, buio e luce, non hai riferimenti tecnici in quanto la temperatura è quasi costante per tutto il tempo. L’aria è secca e quindi per evitare la disidratazione  occorre bagnarsi continuamente capelli e viso ed occorre lavarsi le mani e le braccia con molta frequenza. Il rischio di disidratarsi senza accorgersene è alto. Poi, l’alimentazione è molto importante. Occorre bere continuamente in quanto l’aria secca, dovuta al riscaldamento, asciuga la gola e le labbra ed è necessario mangiare il più possibile cibi semi solidi“. 

Durante la gara ha mai avuto un momento in cui pensato di non farcela?

L’Ultramaratona è una specialità piena di insidie e di variabili spesso incontrollabili.  Se cè una cosa che questa tipologia di gare mi ha insegnato è quella di credere alla resurrezione.  Adesso sei forte e veloce e subito dopo sfinito e dolorante da non riuscire a correre. Sei quasi morto e senza energia ed improvvisamente riprendi a correre come se avessi fatto il riscaldamento. Si! Ho avuto un momento in cui sono entrato in panico. Mancavano 28 km al record ed erano rimaste 5 ore 45 minuti alla chiusura delle 24 ore. Sembrano pochi 28 km in quasi 6 ore, ma dopo 162 possono essere veramente tanti. Ho promesso a me stesso che quei 28 km li avrei fatto strisciando con le ginocchia. Quella MPI era mia e solo io potevo mancarla. Avevo dato il meglio nei passaggi della 100 km (10 ore 17 minuti), nella 12 ore (114,7 Km) e nella 100 miglia (161 Km in 18 ore)  e non potevo certo sbagliare la MPI per cui mi ero iscritto ad Helsinki. Anche questi 3 passaggi intermedi credo siano le MPI Master 60 (da verificare con la IUTA). E’ bastato crederci e sono risorto al punto da farne 38 di km”.

Alla soglia dei 60 anni, riesce a chiudere le 24 ore poco prima del traguardo dei 200 km  facendo fermare il cronometro con la nuova MPI Master 60. Per Lei questo diventa un obiettivo  o una opportunità?

Dott. Roberto Bevoni

Il 3 giugno sono stato operato ad entrambi i piedi contemporaneamente per alluce valgo e per ricostruzione della volta plantare. Molti hanno creduto che difficilmente sarei tornato a correre e soprattutto a correre le lunghe distanze. Ma io, il Dottor Roberto Bevoni che mi ha operato presso la “Casa di Cura Toniolo”  di Bologna e mia moglie Gabriella eravamo molto fiduciosi. Il Dottor Bevoni era stato molto chiaro fin dall’inizio. Mi disse che con dei piedi come i miei, con gli alluci molto sporgenti e con volta plantare ormai inesistente, avrei dovuto necessariamente fare un intervento fortemente invasivo e per non modificare la rullata e la fase di spinta, era necessario lasciare una traccia di alluce valgo residuo. 

Quindi si è messo nelle mani del Dott. Bevoni. Non ha avuto paura che questo per Lei potesse essere un azzardo?

Io ho creduto in lui e fiducioso sono entrato in sala operatoria.

E dopo l’intervento che è successo?

Dopo 45 giorni dall’operazione ho corso il mio primo allenamento di 3 km ma i piedi erano troppo gonfi.  Ci ho riprovato al 60° giorno. Altro allenamento, altri piedi gonfi. Al 90 ° giorno il terzo tentativo. Ero molto legato e senza tecnica, correvo come se lo facessi su delle uova. Da allora, inizialmente a giorni alterni poi in modo più continuo ho ripreso a correre.  A 6 mesi dall’operazione ho corso la maratona di Reggio Emilia con un discreto 3:42. Risultato non brillante ma soddisfacente.

Da quello che afferma deve quindi molto al Dott. Roberto Bevoni

Si e lo ringrazio molto per essermi stato vicino ed essere stato da stimolo a riprendere la corsa nel più breve tempo possibile. Lui è un Grande medico che mi ha dato una grandissima opportunità.

Grazie al Dott. Bevoni si è quindi iscritto alla 24 h di Helsinki. Ma quando ha cominciato a sognare la possibilità di tornare a casa un grande risultato?

Antonio Tallarita con il Dott. Rocco Fusco

Quasi subito. Io e il Dott. Bevoni abbiamo voluto e cercato questo risultato.
Però vorrei estendere i ringraziamenti anche a beneficio del Dottor Rocco Fusco della “Tenuta Ippocrate” di Avellino che con i suoi consigli sull’alimentazione è riuscito a togliermi le problematiche di acidosi e quindi il vomito per stress fisico e per errata alimentazione prima e durante la gara. 
Helsinki è diventata una doppia opportunità, quella della MPI Master 60 e per vedere la capacità di resistenza dei miei piedi in previsione del Sicily Ultra Tour.

Cosa rappresenta per Lei la Sicily Ultra Tour?

Il Sicily Ultra Tour è una gara di 14 tappe lungo il perimetro della Sicilia. La distanza media da percorrere è di 70 km al giorno. I luoghi di partenza e di arrivo sono tra i più belli e conosciuti turisticamente della Sicilia. Il Sicily Ultra Tour è una gara, ma nello stesso tempo è un viaggio nella storia, nella cultura e nella tradizione della Sicilia. Una gara unica ed affascinante che tocca tutti i sensi umani: vista, udito, olfatto, tatto e gusto.

Siamo in Sicilia, direi che non c’è altro da aggiungere

Penso anche io se non gli aspetti tecnici della gara. Si può partecipare al Sicily Ultra Tour  completo oppure alla singola tappa.

Per maggiori informazioni sulla gara clicca qui

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